VGArchitetti per Devergo

Giovedì, 07 Marzo 2013 16:52

Le intenzioni del progetto

“Gutta cavat lapidem”, la goccia scava la roccia; così scrivevano Lucrezio,  Ovidio, Aldo Tibullo, e molti altri autori classici che se nelle loro ambizioni prefiguravano tramite essa, forse,  una letteraria immortalità, di sicuro erano totalmente inconsapevoli che un giorno, secoli e secoli dopo, quella loro frase sarebbe stata utilizzata come tema per un concorso teso alla progettazione di un lavabo in pietra. Del resto chi mai potrebbe smentire l’attinenza  e  l’oggettiva accostabilità della locuzione latina all’obiettivo che il bando in oggetto si pone: l’immagine evocata è calzante, confacente, sovrapponibile, “DIRETTA E CONVERGENTE”… ma è altrettanto chiaro che si possa andare oltre il suo significato letterale, che essa sottenda un percorso differente da quello che inizialmente appare l’unico possibile, che possegga un messaggio più profondo, allusivo e nascosto, “LATERALE E DIVERGENTE”: essa esorta a rammentare che con la dedizione e la volontà tutti possono conseguire obiettivi apparentemente e comunemente ritenuti impossibili.

 Questa la “dualità” che ci ha guidato nelle scelte progettuali, questo il concetto che abbiamo cercato di inverare e trasformare in un “oggetto” che, secondo il nostro concetto di design, fosse esteticamente valido, funzionalmente rispondente, formalmente originale, tecnologicamente avanzato, ma soprattutto “vivo”, capace cioè di rendere quanto poc‘anzi elencato fruibile nella quotidianità, capace di stabilire una relazione esperenziale con le persone che lo utilizzeranno, con le cose che lo circonderanno, con i luoghi che lo ospiteranno.

L’idea è dunque quella di un prodotto che possegga una serie di requisiti fisici i quali permettano nel contempo tanto un riamando diretto al significato recondito dell’allegoria di latina memoria, quanto, salendo ad un livello superiore, a quel “pensiero divergente” di Guilfordiana memoria che, discostandosi dalla soluzione più semplice e diretta, permette di giungere ad un’accezione differente ed implicita dello stesso testo. Ed è proprio sul termine “devergente”, o divergente che dir si voglia, che si è focalizzata la nostra attenzione; sulla cospicua e ricca possibilità vocativa che esso, alla luce di quanto detto, possiede, sul rimando grafico e formale a cui esso allude, sulla completezza delle risposte che esso da rispetto alle nostre richieste.

Braccio e mente, sudore e pensiero; lo scalpellino prima, la macchina poi, infine l’elaboratore elettronico; con sapienza ed abnegazione l’uomo poco alla volta acquisisce la capacità di trasformare la roccia, di modificare ciò che per luogo comune e popolare acclamazione rappresenta la durezza, l’immobilità. La pietra si allunga, si tende, si curva; lievemente si stacca, muove in direzione diversa, DEVERGE. Non è più rivestimento ma pelle;  si integra con l’intorno, si fonde con il confine: è boiserie, è parete, è parte del tutto e tutto con se porta. E così delicatamente si allontana, si inclina e con lei il muro; il muro si piega, si rompe, si apre: un varco alto e sottile si inonda di luce. Non più semplice oggetto che si colloca nello spazio, ma architettura che si fonde con esso, che lo divide, che lo pervade, che lo crea.

…perché a volte, per imporsi basta scostarsi. 

Relazione Tecnica

In linea con una precisa tendenza dell’attuale produzione, Devergo nasce con il preciso intento di offrire un prodotto che fornisca quanto più possibile dettagliate ed esaudienti risposte alla sempre crescente domanda di flessibilità e integrazione architettonica. Se la seconda di queste richieste è soddisfatta, come in seguito scriveremo, dagli aspetti puramente formali dell’oggetto in questione, la prima, invece, ci ha posto di fronte all’esigenza di sviluppare una gamma tipologica che, muovendo dall’iniziale idea, potesse, senza perdere significato e riconoscibilità, contemplare aspetti dimensionali ed estetici adattabili alla variegata e molteplice casistica dell’odierno mercato immobiliare.

Allontanando, almeno per ora, la soluzione del lavabo d’appoggio per una questione legata ad una inevitabile perdita di identità, abbiamo sviluppato tre differenti soluzioni:

  • Devergo boiserie;
  • Devergo parete;
  • Devergo centro stanza.

 

Devergo boiserie

Consta di tre differenti parti da assemblare in loco:

a) una cassaforma in gesso o materiale similare da porre a filo muro e da rifinire come esso. Tale scocca prevede, inoltre, un alloggiamento opportunamente schermato da un plexiglass opalino, all’interno del quale trova posto uno strip led che, eventualmente, può prevedere cambio del colore dell’emissione luminosa a seconda dell’utilizzo di acqua calda o fredda dalla coeva rubinetteria;

b) una lastra frontale in pietra, che, grazie alla particolare forma curva, si raccorda alla parte iniziale della muratura nonché, ove presente, al rivestimento lapideo dell’intero ambiente o della singola parete in cui esso è collocato. A seconda dei casi appena descritti la lastra potrà presentare o una grande superficie continua o una serie di bisellature che la faranno apparire partita secondo un geometrico e costante ritmo verticale;

c) il lavabo, stretto tra i precedenti elementi, anch’esso in pietra. Una vera e propria colonna che, però, schermata da un lato dalla muratura e dall’altro dalla lastra frontale, offrirà piena visibilità di sé su un unico lato, leggermente obliquo al fine di alleggerirne la massa.

Devergo parete

Anch’esso è materialmente formato da tre differenti parti da assemblare in loco:

a) una cassaforma in gesso o materiale similare a tutt’altezza, da integrare ed allineare alla muratura che la ospiterà; questa volta essa sarà di minori dimensioni rispetto alla precedente, rettilinea ed assolverà al solo compito di accogliere e permettere il preciso posizionamento della lastra lapidea che verrà posizionata posteriormente al lavabo;

b) una lastra “di spalla” in pietra, che, grazie alla dima della scocca in gesso, potrà montarsi perfettamente a filo muro, offrendo una superficie plasticamente libera, sfuggente e senza soluzioni di continuità, e , di contro altare, una superficie pittorica, minimale ma fortemente decorativa;

c) il lavabo, naturalmente in pietra, è del tutto simile a quello del modello precedente. Esso vede però una forte contrazione della lastra frontale che, di conseguenza, appare (anzi diviene) parte stessa di essa

Devergo centro stanza

Naturalmente, nel caso specifico, per vocazione stessa del tipo, l’aspetto dell’integrazione architettonica perde completamente di significato. Al contrario qui le volumetrie sono nette, precise, evidenti, seppur stemperate ed asciugate grazie alla dinamicità della volumetria. La “colonna” nient’altro è se non il lavabo del tipo “parete” privato della lastra di spalla.

Il bacino, per tutte e tre le tipologie, appare scavato, con andamento pulito e geometricamente assimilabile ad un trapezio; il sistema di scolo e defluizione dell’acqua è reso invisibile grazie all’utilizzo di un opportuno pianetto removibile (stesso materiale e finitura) posto all’interno di esso. Le tubazioni di scarico, a parete o a terra a seconda delle esigenze, sono nascoste nella parte cava dell’alzato. E’ previsto, inoltre, a corredo, una barra porta asciugamani con finitura cromo lucido, che, permettendo l’eliminazione di posticci ma necessari accessori, garantisce la funzionalità dell’oggetto senza perdite di fluidità dello stesso.

Il materiale lapideo contemplato nella realizzazione è, per ragioni di appartenenza geografica e di affettività, la pietra di Trani (tonalità chiara), non escludendo però che, soprattutto in previsione di una eventuale e futura produzione completa per l’ambiente bagno, esso possa spaziare tra tipi e finiture diverse al fine di garantire ampia possibilità di scelta e totale compatibilità con i rivestimenti murari.

Un fasanese nel nuovo programma della Marcuzzi

Mercoledì, 30 Maggio 2012 14:57

E' Gianni Trisciuzzi, scelto come interior designer per il nuovo format che la rete madre delle reti Mediaset proporrà in autunno

FASANO – C’è anche un architetto fasanese nello staff che affianca Alessia Marcuzzi in “Extreme Makeover Home Edition”, il format del nuovo programma che andrà in onda in autunno su Canale 5 e le cui riprese sono cominciate da qualche giorno. Si tratta del 40enne Gianni Trisciuzzi, creativo professionista molto noto in città anche per i suoi trascorsi sportivi (è stato per anni atleta nella locale squadra di pallavolo).

I telespettatori di Sky e La 5 conoscono bene il programma originale
, che viene trasmesso dai due canali da qualche anno. Il format prevede che l’abitazione di una famiglia bisognosa e dal passato difficile venga messa a posto dal team di architetti e progettisti modificandone ogni stanza e sistemandone i difetti.

E proprio in questo team di esperti c’è il nostro concittadino che avrà il ruolo di interior designer. Insieme a Gianni Trisciuzzi ci saranno Luca Bortolotto, architetto, Luca Pirani, garden designer, e Lilly De Leo, direttore dei lavori. A scrivere il programma, invece, Fabio Pastrello (capo progetto), Totò Coppolino, Emiliano Ereddia e Laura Gamberini, con la regia di Alessio Pollacci.

fonte: osservatorioggi.it

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E’ partita oggi, da Roma, l’avventura italiana di “Extreme Makeover Home Edition”, format che dal 2003 fino all’inizio di quest’anno è andato in onda sulla Abc, rivoluzionando le case di numerose famiglie meritevoli. Se in America la conduzione è stata affidata a Ty Pennington, la versione italiana dello show -prodotta dalla MadDoll di Cristana Farina - sarà condotta da Alessia Marcuzzi ed andrà in onda in autunno su Canale 5.
I telespettatori di Sky e La 5 conoscono bene il programma originale, che viene trasmesso dai due canali da qualche anno. Il format prevede che l’abitazione di una famiglia bisognosa e dal passato difficile venga messa a posto dal team di architetti e progettisti modificandone ogni stanza e sistemandone i difetti.
Ad affiancare la Marcuzzi nelle riprese (che sono cominciate oggi, con destinazioni top secret per mantenere la sorprese delle famiglie scelte) ci saranno Luca Bortolotto, architetto, Gianni Trisciuzzi, interior designer, Luca Pirani, garden designer, e Lilly De Leo, direttore dei lavori. A scrivere il programma, invece, Fabio Pastrello (capo progetto), Totò Coppolino, Emiliano Ereddia e Laura Gamberini, con la regia di Alessio Pollacci.
L’Italia è l’ottava nazione al mondo a rivisitare il format (prima sono arrivate Spagna, Brasile, Norvegia, Albania, Turchia, Singapore e Filippine) che, nella sua versione originale, ha avuto anche numerose guest star, tra cui, nell’ultima stagione, anche Michelle Obama: la first lady ha segnalato la storia della veterana Barbara Marshall che, nella Carolina del Nord, ha fondato una casa per ospitare altre veterane.

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Un ringraziamento che riempie il cuore

Martedì, 08 Maggio 2012 18:04

Cara Amica Vè…

il lavoro che tu svolgi ti avvolge nel cerchio dei problemi altrui e con grande forza affronti, giorno dopo giorno, notte dopo notte, difetti e vizi in modo tale da architettarli al meglio per conferire loro una giusta collocazione in modo armonico, come ogni cosa meriterebbe. Doni la tua energia, la stessa che ti viene assorbita egoisticamente e gratuitamente senza che a questa sia ricambiata con un grazie o con un semplice sorriso.

Io ho avuto modo di lavorare con Te e capire l'entusiasmo e l'amore che ti permettono di realizzare i grandi figli della tua anima, che doni a coloro che ne assorbono ogni beneficio, coloro che ti ripagano con una stupida moneta senza neanche ringraziarti o capire come si è giunti a tale risultato.

Io voglio donarti parole come Tu mi hai donato con i tuoi tratti un tetto (il tuo tetto) dove riposare, giocare, studiare, pensare, piangere, far nascere ogni emozione che dallo stesso tuo animo sono nate. Vorrei ringraziarti con queste parole, perché le parole sono come i tuoi tratti che, anche se fatti con la matita, lasciano i solchi del tuo polso. Vorrei ringraziarti per le lunghe notti che hai trascorso in bianco, che Ti hanno illuminato, facendo nascere così nuovi spazi, nuovi angoli dove rifugiarsi. Vorrei ringraziarti per la tua pazienza. Vorrei ringraziarti per tutto ciò che il tuo cuore ti dettava e che il tuo altruismo ti suggeriva per donare un seme d'amore che ha fatto tanto bene e che fa star bene (ma che purtroppo a volte i muri dell'egoismo non fanno passare e non fanno comprendere, come io fortunatamente so!)

Per queste gioie che hai donato, ogni bene Divino possa avvolgerti di celesti gioie di tranquillità interiore. Ogni lacrima del Tuo amore imperscrutabile sarà raccolta da un Angelo che ti abbraccerà e ti proteggerà da ogni furia. 

Grazie
Vito

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